lunedì 28 gennaio 2013

Lo sterminio degli ebrei


La SHOAH (lo sterminio degli ebrei)
Breve cronologia di come si "crea" il contesto politico e culturale in cui matura la spaventosa tragedia dell'olocausto.
1922 Italia. Va al potere Benito Mussolini che fonda un regime basato sulla violenza e sulla gerarchia. Il sistema delle squadre speciali del partito (camicie nere) piace molto a Hitler che ne prenderà spunto.
1923 Germania. Un giovane pittore, ex combattente della I guerra mondiale, tenta un colpo di stato e viene arrestato. In prigione scrive una specie di programma politico. Era Adolf Hitler e il suo libro, il Mein Kampf, descrive abbastanza bene cosa vuol fare della Germania e dell'Europa.
1933 Hitler vince le elezioni e diventa capo del governo.
1933-1935 Tutte le opposizioni vengono messe fuori legge, le libertà democratiche sospese, un pacchetto completo di leggi stabiliscono norme di comportamento degli abitanti tedeschi di razza ebraica. (Leggi di Norimberga). Nota: erano vietati i rapporti sessuali tra ariani ed ebrei, per impedire la contaminazione razziale.
1938 Avviato un programma di eliminazione della popolazione handicappata e malata di mente. L'opposizione della chiesa e dei cittadini fa retrocedere il governo. Intanto si diffondono campi di lavoro e reclutamento per gli oppositori politici del regime e persone sgradite alla civiltà germanica.
In politica estera la Germania si annette tutti i territori con cittadini tedeschi: Austria, Renania, Cecoslovacchia.
1939 Aggressione della Polonia. La questione ebraica diventa pressante. Si fa strada l'idea di trovare una “SOLUZIONE FINALE”.
1939-1941 Quando la guerra sembra andare bene la questione degli ebrei resta sullo sfondo: vengono rinchiusi in ghetti (Varsavia) o eliminati sul posto (Kiev). Quando ogni possibilità di trasferimento coatto diventa impossibile viene pianificata l'eliminazione sistematica di tutti gli ebrei d'Europa.
1942 Soluzione finale
Campi di lavoro per gestire gli schiavi slavi e gli ebrei abili al lavoro. Gli altri smistati verso campi di sterminio, costruiti appositamente per l'eliminazione di massa (Auschiwtz era un campo misto di lavoro e di sterminio, gli altri erano Majadnaek, Chelmno, Belzec, Treblinka e Sobibor, tutti in territorio polacco). Tra il '42 e il '44 i campi lavorarono a pieno ritmo.
In tutta l'Europa occupata una macchina burocratica molto sofisticata andava a cercare gli ebrei quasi uno a uno, casa per casa: leggi, procedure, uffici, funzionari erano predisposti esclusivamente per la gestione della soluzione finale.
A fine '44, quando la guerra era segnata, il progetto fu abbandonato. Il 27 gennaio 1945 il campo di Auschwitz, fu conquistato dalle forze armate sovietiche in rapido avanzamento verso Berlino.

Olocausto: perché?


Questa sezione è la elaborazione di alcune lezioni fatte in classe, ed ha perciò un taglio didattico. Talvolta anche le spiegazioni possono essere rivolte esplicitamente ai ragazzi. 


La mia preoccupazione era allontanare l'idea che l'olocausto si interiorizzi come qualcosa di estraneo alla nostra identità; un male assoluto, commesso da mostri, talmente orrendo da non poter essere compreso né spiegato.

Schema indicativo delle domande chiave per cercare il significato della memoria della shoah:

Tutta colpa di Hitler?? 

Le responsabilità della popolazione sono enormi ma non per l'adesione al progetto politico del nazismo (alternativa radicale alla democrazia e ai valori della società borghese: uguaglianza, libertà, solidarietà) bensì per INDIFFERENZA. Alcune indagini hanno descritto un riscontro di questo tipo:

  • 5% tedeschi entusiasti di Hitler
  • 69% indifferenti
  • 21% dubbio e smarrimento
  • 5% decisa opposizione
E' il 90% di cittadini passivi a permettere a un gruppo ristretto di fanatici criminali di realizzare lo sterminio.

Perché proprio gli ebrei? 

Erano tradizionalmente malvisti in molti strati popolari, per ragioni religiose e culturali, e si prestavano perfettamente a simboleggiare tutto ciò che c'era di odioso, terribile e minaccioso del mondo: un CAPRO ESPIATORIO perfetto. Era molto semplice e molto efficace dal punto di vista propagandistico. Il “nemico” della società, la causa di tutti i mali era materiale, non ideale come poteva essere il comunismo o il capitalismo. Indicando nell'ebreo il male assoluto, il regime nazista personificava l'odio per il comunismo, il capitalismo, l'internazionalismo, la modernità.
Peraltro non possiamo e dobbiamo dimenticare che i campi di concentramento e di sterminio non hanno riguardato solamente gli ebrei. Il totale dei morti nei campi infatti potrebbe superare i dieci milioni se aggiungiamo tutti i perseguitati dal regime nazista: zingari, oppositori politici (anarchici e comunisti), testimoni di geova, handicappati, emarginati sociali.

Un buco nero dell'umanità, un regresso della civiltà? 

In realtà no. Il nazismo è l'espressione della civiltà moderna, dell'industrializzazione, dello sviluppo della scienza, della tecnica e della cultura storica. I gerarchi nazisti erano persone normali, non mostri. Himmler, il capo delle SS, amava gli animali e la famiglia. Tutti erano amanti della buona musica e delle arti. L'eccezionalità e la mostruosità dello sterminio degli ebrei sta proprio nella sua modernità: nella burocrazia, nella impersonalità dei compiti, nell'alta tecnologia utilizzata, nell'enfasi sugli aspetti medici, tecnici e scientifici. Non è una violenza da barbari primitivi.

Cosa voleva fare Hitler? 

Il progetto di Hitler era di ridisegnare la mappa etnica dell'Europa secondo una concezione del mondo divisa in razze. Gli ariani avrebbero dominato; gli slavi sarebbero stati gli schiavi addetti ai lavori forzati, tutto l'est ridotto ad una colonia della Germania da sfruttare e i popoli raggruppati e spostati a seconda delle etnie. Gli ebrei esiliati in un'isola africana (avevano pensato al Madagascar) oppure eliminati del tutto.

L'eccezionalità dei campi di sterminio 

Il progetto tragico di Hitler si realizzò effettivamente in delle aree limitate e nascoste chiamati Lager. La specificità era l'organizzazione interna che portava alla distruzione morale dei prigionieri. Quello che fa considerare Auschwitz “il male assoluto” è la capacità di pianificare l'annientamento dell'uomo prima di mandarlo nelle camere a gas. I tre milioni di ebrei, comunisti e zingari uccisi nei campi non soffrivano più, non speravano più, non sognavano più quando andavano a fare l'ultima doccia.

Non può ripetersi ?? 


Siccome non è stato un evento fatto da mostri, ma una eccezionale combinazioni di fattori delle società moderne, non è affatto escluso che qualcosa di simile si ripeta. Le recenti guerre a sfondo etnico - come la guerra in Jugoslavia - in un certo senso ci ricordano tragicamente l'attualità della storia della shoah.

E noi che c'entriamo?

L'attualità di questa brutta storia si può individuare lungo due binari, che accompagnano spesso le società contemporanee: il razzismo e l'indifferenza.

1) Il razzismo.

Dal diario di Anna Frank ‘Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità é soltanto sua, se un ebreo compie una cattiva azione, la responsabilità ricade su tutti gli ebrei". La shoah è stata la combinazione della NORMALITA' indotta dall'organizzazione burocratica e dall'obbedienza e indifferenza alle direttive superiori e dall'ORRORE di una concezione dello straniero/diverso come non-umano. Questo porre l'ebreo al di là dell'umano ha funzionato come anestetico per la coscienza.

2) Indifferenza.

La chiusura nella vita privata e il disinteresse per la vita sociale e politica è uno dei fattori causali della tragedia. Per questo c'è la giornata della memoria. Non basta “non dimenticare” bisogna prendere coscienza che l'abbandono dei valori portanti della nostra civiltà (libertà individuale, uguaglianza, solidarietà) unita alla diffusione di idee razziste e violente può - in certi momenti storici - portare a forme simili di sterminio di massa. Non è un meccanismo irripetibile. I momenti storici a rischio si verificano quando le istituzioni perdono di stabilità e di legittimità. Se non è lo Stato a codificare i principi entro un quadro coerente di leggi e relazioni tra le parti il rischio di scivolare in fenomeni simili al nazifascismo c'è, proprio alla luce della “non mostruosità” del “non anacronismo”. Ovvero la nostra civiltà – mentalità comune, cultura di massa, capacità tecnologica, scientifica, di organizzazione – produce la democrazia, i diritti dell'uomo e tutto il resto, ma può produrre anche ideologie di superiorità della razza e pianificazione di una qualche “soluzione finale”. 

Nota:

Nel corso delle lezioni ho appena accennato alle condizioni di vita degli ebrei nel lager e agli episodi di raccapricciante violenza che sono, in genere, il tipo di messaggio che viene trasmesso in queste occasioni. Sebbene in certi casi fissare nella mente dei giovani l'orrore sperando che questo funzioni automaticamente come coinvolgimento sia emotivo che razionale, può funzionare, temo (come sostenuto anche da Annette Wieviorka in “Auschwitz spiegato a mia figlia”) che l'emozione non sia sufficiente per far assimilare il senso della tragedia.

Personalmente sono rimasto colpito anni fa, quando uscì il film Schindler's list, nel leggere dello sconforto di alcuni insegnanti di scuola superiore nel vedere i propri alunni ridacchiare e fare incitamenti pro-nazi alla visione del film. Forse il compito oggi è ancora più difficile di prima e davvero inorridire non serve più o non basta più. E' un fatto che la moderna comunicazione di massa utilizzi l'immagine raccapricciante e ultra-violenta come strategia di marketing (si pensi ai film, ai videogiochi o anche agli stessi telegiornali). Allora forse è tempo di capire veramente il “nodo” della questione e scioglierlo questo nodo: per vedere chiaramente quali sono i fili che legano Auschwitz alla nostra vita e dove cominciare per far sì che non si riannodino mai. Dietro l'angolo c'è sempre il rischio di fare vuota retorica o controproducente resoconto horror.

sabato 26 maggio 2012

Orlando Furioso - parte 2


2 – pazzia di Orlando

Non è il protagonista come sembrerebbe dal titolo. A parte un breve cenno, la sua storia inizia nell’8° canto. In seguito a un sogno parte alla ricerca di Angelica. E’ vestito di nero → simbolismo: la sua storia è un insieme di funerali.
Entra quasi subito nel Castello di Atlante, poi ne esce casualmente perché passa di lì la vera Angelica. Insieme a lui si gettano all’inseguimento della donna desiderata anche Ferrau (voleva l’elmo di Orlando) e Sacripante. Al canto 13 Orlando libera Isabella e la storia si riaggancia al canto 23. Per 10 canti ORL sparisce. Quando ricompare trova le tracce dell’unione tra Medoro e Angelica e impazzisce. Per 3 canti è “furioso”. Quando realizza l’amore tra angelica e Medoro si spoglia dell’armatura. È una metafora: la cavalleria l’ha tradito, ha pagato il conto con la realtà. Armatura=formalità. Adesso che Orl è se stesso è un sanguinario proprio nelle terre cristiane che dovrebbe difendere.
Narrativamente la pazzia di Orlando cambia il corso degli eventi. Ma cambia anche la psicologia dei personaggi. Lui simboleggiava la cavalleria; venuto meno il sistema cavalleresco nessuno sa più cosa fare. Le reazioni a catena della sua pazzia portano tutte le storie nel caos.
Al canto 39 ricompare rinsavito da Astolfo, pronto a combattere nella sfida finale 3 contro 3. Nel canto 43 fa l’orazione funebre all’amico brandimarte: è anche il bilancio della propria vita, un bilancio negativo. Brandimarte rappresentava la giovinezza, l’amore, l’amicizia e muore senza finire il saluto. Questo mondo non è per quei valori.
C’è un ultima istantanea di Orlando: la canto 46 o107 aiuta Ruggero a montare a cavallo. Da protagonista è diventato scudiero. Aveva grandi certezze che si sono frantumate. E’ lo sconfitto del romanzo. MORALE: nella vita sopravvivono solo gli uomini di poche certezze, che attraverso dubbi e indecisioni trovano la prontezza di cambiare, di adattarsi alle situazioni. Chi capisce la realtà! Invece il personaggio di Orlando ha il paraocchi della cavalleria. Lui si attiene al codice, e fino ad un certo punto la sua forza è sufficiente a mantenere l’equilibrio. N.B. la morale del romanzo è la stessa di Machiavelli: sopravvivono i più flessibili.


3 – Ruggero  e Bradamante

Quantitativamente sono loro i protagonisti. Si cercano, si trovano, si perdono. Complica la loro storia il mago di Atlante.
Atlante è quello che ha allevato Ruggero, legge il futuro e sa che il suo matrimonio con bradamante lo porterà alla morte. Per questo vuole impedirlo.
Costruisce due castelli:

CASTELLO AVVENERISTICO.
E’ super-confortevole, deve accogliere Ruggero e fargli dimenticare Bradamante (donne, alcool ecc). La maga melissa aiuta Bradamante a sconfiggere Atlante: grazie all’anello anti-magia il castello viene fatto sparire.

CASTELLO DI ATLANTE (psicologico)
Al canto 13 tutti e due entrano dentro al castello ma non si vedono. Qui la storia si interrompe per un decina di canti. Astolfo fa sparire il castello e libera tutti.

Quando escono sono cambiati. Se Orlando impazzisce, Ruggero si “orlandizza”: getta lo scudo magico (come fece orl con l’archibugio) e giura di attenersi al codice cavalleresco. Lascia Bradamante a casa a fare la donna, si battezza e si avvia per andare al campo cristiano. Sulla strada conosce Marfisa che è identica a Bradamante e se ne innamora. Vanno a Parigi insieme. Bradamante viene a saperlo e riprende l’armatura. Mentre si scontrano Bradamante e Marfisa Ruggero risolve tutte le questioni del romanzo e fa vincere il campo cristiano. Una storia di vittorie.

Storia di Orl e storia di Rug sono rigorosamente separate si incrociano solamente nell’istantanea finale. Che senso ha? Sono due facce della stessa storia. Quando ruggero cresce e diventa adulto si orlandizza.
C’è una analogia anche con Bradamante. Quando lascia la vita da casalinga e riprende l’armatura per cercare Ruggero a zonzo con Marfisa, si veste di verde scuro e il linguaggio delle ottave assomiglia a quello di Orlando quando parte alla ricerca di Angelica; lo stesso parallelismo lo ritroviamo tra l’Orl che impazzisce e Bradamante che viene a sapere di Marfisa.
Orl C23 o129
Bra C32 o35
“volontà maniacale di parallelismo”. È una aggiunta del ’32.

Alla fine Ruggero prende il posto di Orlando come cavaliere di riferimento, ma è una cavalleria diversa. Il favoloso ha lasciato il posto al realistico. Rodomonte è a terra ed è sconfitto. Ruggero ha il tempo di riflettere prima di sferrare il colpo mortale. Non concede la grazia (codice cavalleresco). Lo uccide piantadogli la spada in faccia. La cavalleria è finita.


Nell’Orlando Furioso il personaggio di ASTOLFO incarna l’aspetto dissacratorio del poema. Lui è la “voce smitizzante del mondo cavalleresco, è sempre pronto a ridicolizzare i cavalieri. Il suo modo di essere cavaliere è “non omologato”; a lui gli interessa l’effetto, il risultato. E’ l’unico “diverso” dei personaggi. Lui NON AMA Compare nell’isola di Alcina dove ci è giunto attratto dalla curiosità. E’ liberato dalla maga melissa insieme a Ruggero. “Nasce” dalla storia tra Ruggero e Bradamante (III linea narrativa). Da lì va in Oriente. Dove vive avventure strabilianti: giganti, mostri, giostre…storie all’insegna del divertimento, della curiosità, della libertà. Quando torna in Occidente sciglie i nodi che avevano legato le storie. Fa sparire il castello di Atlante, va nell’inferno, poi in paradiso, poi sulla luna a riprendere il senno di orlando. (seconda linea narrativa).
Infine recluta soldati in africa permettendo la vittoria di Carlo (I linea narrativa). Entra a Parigi da trionfatore e dà libertà all’ippogrifo. Grandi festeggiamenti. E’ il personaggio meno reale, quello più utopistico: il più “leggero” ma il più efficace e concreto.

ANGELICA Compare al primo canto è l’oggetto del desiderio più che personaggio autnomo. È causa delle azioni degli altri – p.e. quando passa davanti al castello di atlante liberando consapevolmente chi era innamorato di lei per avere una guardia del corpo da raggirare - . Per Ariosto sono importanti gli effetti non le cause e così sparisce presto dal romanzo. Per lei gli uomini vanno usati o presi in giro. Fa sempre un doppio gioco, con Sacripante, con Rinaldo ecc.
Angelica ha dei valori opposti a quelli di Orlando. È razionale e utilitaristica; non segue convenzioni, si interessa agli effetti. Orlando invece si attiene alle convenzioni, è incapace di comprendere la realtà.
Quando realizza l’amore tra angelica e Medoro si spoglia dell’armatura. È una metafora: la cavalleria l’ha tradito, ha pagato il conto con la realtà.

L'Orlando Furioso


L’ORLANDO FURIOSO
Ludovico Aristo
Ferrara 1516 (I ed.) -1542 (ultima edizione)
Metrica: poema in ottave endecasillabi in rima AB AB AB CC
Personaggi:
Cristiani – Orlando, Rinaldo, Astolfo, Carlo Magno, Bradamante.
Pagani (o mori, saraceni, mussulmani) – Ruggiero, Rodomonte, Ferraù, Sacripante, Agramante
Angelica è la donna amata (non corrisosti) da tutti.
Caratteristiche tipiche del genere
L’ariosto scrive un romanzo cavalleresco e si attiene alle regole canoniche del romanzo cavalleresco: storie immaginarie e cavalieri protagonisti. Seguendo l’innovazione del Boiardo in Orlando Innamorato Ariosto mescola i due cicli cavallereschi:
ciclo carolingio che narra delle armi, delle guerre, della guerra tra franchi e mori con protagonisti Carlomagno, Orlando, Rinaldo ecc e
ciclo arturiano incentrato sugli intrecci amorosi; protagonisti i vari Re Artù, lancilotto, tristano, Isotta, Ginevra ecc. Anche l’aspetto magico, rappresentato da Mago Merlino e la fata morgana  erano tipici di questi romanzi. Spesso in questi romanzi, in cui c’era l’obiettivo di recuperare il sacro graal, i cavalieri facevano un sacco di altre cose durante la ricerca.
Altre caratteristiche del romanzo cavalleresco è l’intreccio di tante storie e l’aggancio con storie lasciate a mezzo da altri.
L’ironia ariostesca
Però l’Ariosto mette l’aspetto ironico su ogni aspetto dell’opera: dalla regia stessa fino agli aspetti del comportamento individuale.
p.e. i cavalieri si attengono formalmente alle regole del codice cavalleresco MA IN REALTA’ non sono ispirati da quei valori. Il loro compito era di lottare contro gli infedeli ma lo fanno molto distrattamente. La loro attività principale era sempre un'altra:
1)girano il mondo alla ventura
2)sono alla ricerca di qualcosa che hanno perduto
L’ariosto non crede nei valori cavallereschi, nell’O.F. ironizza su questo. Per lui tutto è relativo, lo sguardo ironico, sarcastico, comico sottolinea la complessità della vita dell’uomo e quanto sia patetica l’ostentazione ipocrita di codici di valori rigidi.
SULLA LETTERATURA ITALIANA POPOLARE DEL ‘300
La letteratura nobile non aveva una dimensione realistica. Fu la letteratura dei cantastorie (carolingi e arturiani) a arricchire la lingua italiana di termini concreti. Anche la letteratura giocosa e berluesca?? Quali aspetti concreti? P.e. la descrizione fisica di donne e uomini, oppure il riferimento concreto al costo della merce. Erano letti o ascoltati da un pubblico molto interessato agli aspetti economici della vita quotidiana.
Lo stesso stile linguistico comprende una certa vena ironica. In alcuni passaggi per esaltare, grazie al contrasto o arricchire attraverso l’analogia, Ariosto fa la parodia delle opere di Dante o di Petrarca o di Boccaccio.
Petrarchismi nel furioso
·    Descrizione di un luogo piacevole (canto II ott 33)
·         Lamento amoroso (C 32 o13 – C33 o61 – C27 o132)
·         Innamoramento C14 o52
·         Commemorazioni e celebrazioni C8 o63
Per esempio nel Canto I ottava 32 tutta la scena si avvale del canone petrarchesco nel linguaggio ma non nel contenuto che è molto materiale (lamento di sacripante perché crede Angelica ormai deflorata, lui voleva essere il primo!).
La parodia è usata sia verso l’etica cavalleresca (contenuto) sia verso il linguaggio (petrarca). Per ariosto Petrarca è un maestro ma non è più tempo di dogmi – copernico, machiavelli, scoperta dell’america - e si può scherzare anche sul maestro della lingua.
Boiardo e l’Orlando Innamorato
L’Orlando Furioso è tecnicamente il continuo dell’Orlando Innamorato, poema in ottave scritto da Matteo Maria Boiardo per esaltare la casate degli estensi Signori di Ferrara e suoi “datori di lavoro”. Se Pulci, prima di lui dalla Toscana aveva scritto con Morgante una specie di satira del genere, Boiardo ci crede davvero ai valori cavallereschi e allo stile cortigiano. O forse crede semplicemente nel genere letterario, quello cavalleresco. Lui voleva presentarsi come alternativo al monopolio culturale di Firenze che aveva una produzione quasi esclusivamente seria, solenne (Pulci era l’anomalia).
L’Orlando Furioso
Non ha una unica storia ma sono tre storie che scorrono parallele, sebbene in molte occasioni siano intrecciate. 
1)   guerra tra cristiani e pagani
2)        pazzia di orlando
3)        amore ruggero e bradamente
1 - guerra tra cristiani e pagani
è la cornice del romanzo. Da qui partono le avventure dei protagonisti, che però sono assenti quasi sempre nelle battaglie importanti.  La guerra compare nel romanzo al canto 14 (elenco truppe, armi, stendardi ecc), viene descritto l’assedio di Parigi da parte dei pagani (episodio inventato, ma un classico del ciclo carolingio). Si arriva fino al canto 18 a parlare di guerra. Come mai? Le altre storie sono bloccate. I personaggi sono entrati nel CASTELLO DI ATLANTE.
La guerra ricompare al canto 27. Rodomonte, Mandricardo, Sacripante riprendono il loro posto tra le fila dei pagani. Ma presto l’ambiguità di ruggero che voleva farsi cristiano per sposare bradamante e il doppio gioco di Marfisa mettono in crisi Agramente capo dei pagani. Lui propone a Carlomagno di decidere tutto in un duello tra i campioni dei due schieramenti: Rinaldo vs ruggero.
Il duello finisce in rissa generale e ricomincia la guerra a tutto campo. E’ Astolfo a risolvere la guerra: torna dall’oriente, va a riprendere il senno di orlando sulla luna (orlando torna abile al combattimento), poi forma dei battaglioni in Africa e attacca vittoriosamente la flotta pagana. Ancora una volta si decide tutto in una sfida 3 contro 3. Orlando vince ma muore il suo amico Brandimarte.
Che guerra è? È una guerra senza riscontri storici. La guerra santa, di religione in realtà è solo di facciata. Nessuno prende seriamente l’aspetto sacro. La guerra è dichiarata da Agrimante per vendetta personale (Orlando gli aveva ucciso il padre). Ariosto non specifica le motivazioni generali che animano i combattenti. E’ invece preciso sulle motivazioni personali.
Rodomonte (c14 o15) esibizionismo amatorio
Ferrau C18 o43 per amore e soldi
Marfisa c26 o87 per sport, per gusto del confronto
Gradasso c33 o94 per prendere un cavallo
Orlando c40 o56/57 riprendere la spada, poi riprendere il corno, poi riprendere il cavallo
Bradamante c39 o67 contro Agramante per motivi personali
Mandricardo C14 o30 vendetta contro Orlando che gli ha ucciso il padre Agricante
Motivazioni che con la fede o la politica non c’entrano nulla.
Ariosto dissimula questo disinteresse dalle ragioni della guerra con un’adesione di “forma”. Esemplificativo in questo senso è il comportamento di Rodomonte. Proprio quando la contesa sembra decisa a favore dei cristiani, Rodomonte torna al campo e accusa Ruggero di essere un traditore, rimettendo tutto in gioco. Apparentemente sembra un comportamento classico del cavaliere: torna all’ultimo momento per salvare il suo schieramento.
Ma perché Rodomonte si fa vivo solo ora? Ruggero aveva tradito da tempo, Agramente era in crisi da tempo. Doveva mantenere il giuramento fatto in seguito al tradimento di Doralice di non combattere per 1 anno, 1 mese e 1 giorno. Le faccende private passano sempre davanti a quelle pubbliche.


sabato 14 aprile 2012

compito di lunedi 16

Rispetto alle domande del compito precedente alle vacanze ci sarà anche qualche riferimento ai personaggi presentati dai compagni relativamente ai canti del purgatorio: Buonconte da Montefeltro, Manfredi, Sordello. Ovviamente si tratta di inquadrare il personaggio nel contesto del canto. Per il resto sarà praticamente equivalente.

venerdì 13 gennaio 2012

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio1.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore2:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi3.
________________________________________
1 Guido… mio: Guido, io vorrei che tu, Lapo e io fossimo rapiti (presi) per incantesimo e messi su un vascello (vasel, in origine diminutivo di “vaso”; qui designa la nave magica di mago Merlino, di cui si parla nei romanzi arturiani, e sulla quale si vive continuamente nella gioia e nel divertimento) che andasse per mare, qualunque fosse il vento (ad ogni vento) obbedendo solo alla nostra volontà (al voler vostro e mio), in modo che (sì che) la tempesta (fortuna, latinismo) o altro tempo avverso (rio) non potessero esserci di intralcio (dare impedimento), ma al contrario, vivendo noi sempre insieme in un’unica volontà (in un talento), crescesse sempre più il desiderio (disio) di stare insieme. Il destinatario del sonetto è Guido Cavalcanti (che risponderà a sua volta con un sonetto, declinando malinconicamente l’invito). Lapo è, probabilmente, il notaio e poeta Lapo Gianni de’ Ricevuti; alcuni studiosi leggono però «Lippo» e pensano a un altro poeta, Lippo Pasci de’ Bardi, anch’egli in contatto con Dante.
2 E monna… incantatore: E poi il buon mago (incantatore) mettesse (ponesse) insieme con noi madonna (monna) Vanna (la donna amata da Cavalcanti, ricordata anche nella Vita nuova [q™G12]) e madonna Alagia (Lagia, la donna amata da Lapo), insieme con quella donna che occupa il trentesimo posto (con quella ch’è sul numer de le trenta). Dante aveva scritto un’epistola in versi (ora perduta) che elencava le sessanta più belle donne di Firenze. Non si sa chi fosse la trentesima, ma non era certo Beatrice, che occupava il nono posto (cfr. Vita nuova, cap. VI); è possibile che si trattasse della prima donna dello schermo [q™G4].
3 e quivi…saremmo noi: e su quel vascello (quivi) parlare (ragionar) sempre d’amore, e ciascuna di loro fosse contenta, così come credo che lo saremmo noi.
________________________________________




Temi:

Amicizia poetica, comunanza di gusto e affetti (per ragionar d’amore)
Desiderio di isolamento dalla realtà storico sociale (messi in un vasel…)
1) La situazione immaginata nel sonetto è infatti ambientata in un contesto del tutto atemporale (non a caso ricorre due volte, ai vv. 7 e 12, l’avverbio «sempre»), al quale fa riscontro uno spazio indeterminato e privo di confini (un mare attraversato magicamente, muovendo il vascello secondo il proprio volere e a dispetto degli agenti atmosferici). Quest’isolamento dal resto del mondo spiega anche la presenza di riferimenti comprensibili solo a un ristretto numero di eletti (come l’accenno alla donna «ch’è sul numer de le trenta»).)
2) La centralità esclusiva del tema amoroso («e quivi ragionar sempre d’amore», v. 12), che come ben sappiamo distingue nettamente la poesia stilnovistica dalla precedente esperienza siculo-toscana.


Parole chiave:Disio,talento,vorrei desiderio
Incantatore,incantamento atmosfera magica
Sempre perenne, fuori dal tempo, amicizia eterna
Ritmo lento atmosfera incantata
L’effetto di rallentamento contemplativo del ritmo è particolarmente sentito nel secondo emistichio del v. 1 («che tu e Lapo ed io»), in cui le congiunzioni si inseriscono in un tessuto verbale fatto di parole brevi, monosillabe o bisillabe, inducendo il lettore a indugiare su ciascuna di esse.

Lessico:provenzalismi (incantamento, impedimento…)

giovedì 8 dicembre 2011

Come si scrive il tema

Dal punto di vista della forma alcuni semplici consigli:
-fare frasi brevi,
-usare un linguaggio semplice,
-preferire la forma attiva e affermativa
-preferire le frasi lineari (sogg. + verbo + compl. oggetto)


Invece per lo svolgimento il discorso è più complesso.
L’errore classico è pensare per quindici minuti al titolo e poi scrivere tutto di seguito. In parte anche scrivere la brutta copia come la bella può essere considerato un inutile spreco di tempo.
Lo svolgimento di un compito di italiano chiede l’acquisizione di un metodo di lavoro, specialmente per la tipologia “saggio breve” e “articolo di giornale”.

La procedura si articola in tre fasi: progettazione, stesura, revisione.

La progettazione del testo
È la fase di raccolta e organizzazione delle idee e delle informazioni, che devono essere trascritte in forma di schema o scaletta.
Il primo passo è espandere il più possibile l’argomento originario. Alcuni consigliano di buttare giù un elenco disordinato di parole e idee. Abbiamo così un elenco di parole che ci richiamano idee, concetti, informazioni e ricordi personali legati all’argomento. In questo elenco possono rientrare anche domande, brevi frasi, immagini. Questa fase deve funzionare anche sulla base dell’associazione di idee: quindi la lettura delle tracce può aiutare a realizzare in tempi brevi questo elenco. (variante della struttura a grappolo)

Dopodiché si procede ad ordinare queste idee. Si rilegge la lista, si cancella quello che è inutile, e si dà un ordine logico che permetta di svolgere il tema secondo il nostro obiettivo (ricordarsi che saggio o articolo hanno una tesi da sostenere, cioè un obiettivo complessivo della trattazione).
NB La scaletta ordina secondo diversi elementi che comporranno la trattazione. Esempio base:
Introduzione
Sviluppo
a. conoscenze sull’argomento
b. esperienze personali
c. comparazione di opinioni diverse (eventuale)
Conclusione.

Meglio è arricchire la scaletta con i collegamenti causa-effetto; il passaggio da idee generali a quelle particolari; gli eventuali approfondimenti.
Il vantaggio principale della preparazione della scaletta è la possibilità di potersi concentrare di volta in volta su ogni singolo argomento, sulle scelte espositive, sullo stile, senza correre il rischio di perdere il filo o divagare troppo.

La stesura del testo

La prima cosa è l’introduzione. Se crea particolari problemi può essere momentaneamente tralasciata e scritta più avanti. In generale l’introduzione deve rispondere a due scopi: interessare il destinatario e presentare / inquadrare l’argomento. (a scuola concentriamoci sul secondo).

Alcune tecniche:
- Riportare un episodio di vita vissuta; poi aprire il caso particolare all’argomento generale.
- Cominciare con delle domande. Suscita curiosità e permette anche questo di aprire subito ad una presentazione dell’argomento.
- Fare una citazione di un testo famoso. Attenzione le citazioni vanno legittimate con una certa precisione riportando la fonte.
- Fare un riferimento ad un recente fatto di cronaca, per poi allargare lo sguardo alla tematica generale.
Dal punto di vista morfosintattico si raccomanda, ancor più che per la stesura generale, di
-fare frasi brevi,
-usare un linguaggio semplice,
-preferire la forma attiva e affermativa
-preferire le frasi lineari (sogg. + verbo + compl. oggetto)

Stesura
Per questa fase non c’è molto da dire, se non che vanno evitati alcuni classici errori dovuti soprattutto a:
- improvvisazione nella successione degli argomenti (si evita facendo una buona progettazione);
- mancanza di concretezza nell’esposizione delle esperienze e delle informazioni con allusioni e non detti assolutamente inappropriati;
- superficialità nell’elaborazione di nessi logici tra i diversi aspetti di un problema. Rientra in questa voce l’incredibile utilizzo di luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi per esprimere giudizi privi di collegamento con la realtà.

Bisogna ricordarsi che un saggio o un articolo devono presentare un’idea centrale, e lo scritto deve sostenere questo punto di vista ed essere convincente. Per fare questo è utile basarsi sia sulla capacità di fare collegamenti logici tra i diversi paragrafi (meccanismi di causa-effetto; comparazioni appropriate; nessi tra esperienze particolari e problematiche generali) sia sulle citazioni delle fonti e dei fatti. Riuscire a confutare la tesi opposta – e quindi dimostrare di avere cognizione di causa dell’argomento – arricchisce il tema e dà certamente credibilità.

Dal punto di vista della forma i manuali di scrittura raccomandano di stare attenti alla coesione e alla coerenza del testo con la traccia. La coesione è data dall’uso corretto e armonico (attenti ai periodi frammentati e contorti!!!) della punteggiatura, delle congiunzioni, delle preposizioni degli avverbi e dei connettivi in generale. Inoltre bisogna fare attenzione alla coesione tra soggetto e verbo sia sul plurale-singolare che maschile-femminile. Occhio all’uso dei tempi verbali: si può variare tra i vari tempi ma ci deve essere coerenza sia all’interno del periodo che tra i paragrafi.

La coerenza invece riguarda il collegamento tra le diverse parti del tema. Una buona scaletta risolve la questione. L’importante è attenersi al titolo scelto; al destinatario indicato; non perdere di vista la tesi che si vuole sostenere. Nella stesura occorre:
- produrre informazioni compatibili con il tema;
- scegliere, come argomenti secondari, quelli che hanno attinenza con il tema.

Revisione
Importante questa fase. Si deve rileggere il testo per individuare gli errori ortografici (le parole sono scritte correttamente?), gli errori sintattici (le frasi sono coerenti e comprensibili nella loro costruzione?) e la coerenza tra testo e traccia/titolo+destinatario.
Infine potrebbe essere il caso di rivedere alcune parole pensando con calma a possibili sinonimi oppure sostituire termini imprecisi scritti consapevolmente (ma sottolineati appositamente) allo scopo di non interrompere il discorso che si ha in testa.

Questi consigli valgono per tutti i temi, ma sono particolarmente preziosi nello sviluppo della tipologia B nel modello dell’esame di stato.

venerdì 2 dicembre 2011

Il Saggio breve o l'articolo di giornale

Nella prima prova dell'esame di maturità si può scegliere tra 4 diversi tipi di prova scritta:

1- Analisi e commento di un testo letterario o non letterario, con le indicazioni sul modo di procedere.
2- Saggio breve o articolo di giornale.
3- Tema storico su un argomento del programma svolto nell’ultimo anno di corso.
4- Tema di attualità.

Tralasciamo il punto 1, che vedremo nel corso delle lezioni di letteratura italiana. Concentriamoci sul punto 2, la vera novità del tema di maturità. Una novità non casuale in quanto obbliga ad adottare un METODO di progettazione e svolgimento, utile come elemento di razionalizzazione delle proprie idee e delle proprie conoscenze.


Il saggio breve
Il saggio breve è un testo argomentativo basato sull’intento di "dimostrare" una determinata tesi (un’idea-forza) mentre il tema tradizionale è un testo espositivo, in cui i contenuti non sono necessariamente strutturati per un certo obiettivo, ma semplicemente esposti, secondo un criterio personale e senza alcun riferimento ad un lettore implicito diverso dal docente o da una eventuale commissione. Le principali differenze tra saggio breve e tema tradizionale sono le seguenti:
cambia l’impostazione traccia-contenuto. Non ci troviamo più di fronte ad una traccia a tesi che richiede una riflessione su un dato argomento che ci guida anche nell’esposizione e provvista a priori di una certa mentalità, ma un soggetto da cui è necessario, a seconda della tesi che si vuole dimostrare, "estrarre" la traccia. Ovviamente si tratta di un’operazione preliminare; perché una dimostrazione sia convincente, è necessario che si appoggi su una serie di prove. Nell’ultimo esame di stato sono state fornite ai candidati delle pezze d’appoggio per ciascun "ambito" (artistico-letterario; socio-economico; storico-politico; tecnico-scientifico). In assenza di tali materiali, o in aggiunta ad essi, le prove devono essere tratte dalle proprie conoscenze o esperienze; il saggio breve deve seguire una scaletta. Tale scaletta può essere esplicita (per paragrafi, per punti) oppure implicita. Deve comunque essere possibile per chi legge l’elaborato comprendere immediatamente che si tratta di un saggio breve, quali sono i suoi passaggi, quali sono le sue conclusioni. A tale proposito si suggerisce di adottare uno schema di tipo classico in questo genere di trattazione: presentazione della tesi; svolgimento delle argomentazioni con compendio di materiali informativi; conclusioni; il saggio breve deve rispondere a determinati requisiti. Alcuni di questi sono comuni anche alla tipologia del tema tradizionale: la pertinenza, la coerenza e la conoscenza adeguata dell’argomento. Il requisito peculiare del saggio breve è la funzionalità delle argomentazioni alla dimostrazione della tesi: le prove a cui ci si affida devono essere convincenti e pertinenti; tutto ciò che è superfluo o non funzionale alla tesi da dimostrare è da scartare; il saggio breve, come dice la sua stessa definizione e come si può intuire dal punto precedente, deve essere breve: se la funzionalità è la peculiarità strutturale del saggio breve, la sintesi ne è quella formale. Nel testo del ministero della Pubblica Istruzione si raccomanda di non superare le quattro mezze pagine di foglio protocollo; il saggio breve ha un lettore implicito che deve essere qualificato: rivista specialistica, fascicolo scolastico ecc. Dalla destinazione prescelta dipendono il tipo di linguaggio, il genere di prove che si adducono, il taglio dell’elaborato (più o meno "scientifico"); privilegiando la funzione conativa a scapito di quella emotiva il saggio breve deve comunque avere un taglio "impersonale": non è consentito ricorrere a formule come "secondo me" o a frasi ad effetto e ed è sempre bene attenersi ad un tono distaccato.
Lo schema espositivo
1. enunciazione: inquadrare molto brevemente i termini del problema; presentare la tesi da dimostrare e le maggiori problematiche connesse.
2. percorso critico-informativo: in questa fase, che materialmente è il nocciolo dello scritto, la struttura deve essere chiara e le prove evidenti coerentemente con quanto premesso nell’enunciazione. Nell’esposizione si può utilizzare lo schema della "reductio ad absurdum"; affiancare due posizioni contrapposte e criticarle punto per punto lasciando emergere il proprio punto di vista; se il momento informativo è prevalente si può anche limitarsi a esporre i vari argomenti in modo "oggettivo" senza prendere apertamente posizione.
3. conclusione: si conferma brevemente la tesi di partenza. Si può usare una forma di congedo più personale ma senza eccedere perché la funzione persuasiva insita nel modello del saggio breve non è quella di vendere qualcosa.

…o l’articolo di giornaleIn quale giornale? Lo studente dovrà dichiarare il tipo di "giornale" (o tutt'al più settimanale) sul quale ipotizza la pubblicazione: "quotidiano di informazione" di carattere nazionale o regionale, giornale specializzato, settimanale ad alta tiratura, pubblicazioni periodiche di associazioni, e non necessariamente con il nome di una testata realmente esistente. in quale settore? Lo studente dovrà anche indicare il settore specifico in cui immagina di collocare il suo articolo: in prima pagina, in pagine di cronaca estera o di cronaca nazionale, dedicate a fatti di politica, di costume, di economia, o nelle sezioni speciali dedicate alla scienza e alla cultura, agli spettacoli, allo sport, alla cronaca cittadina. come scrivere Anche per questo tipo di testo vigono criteri che regolano l'assetto della forma compositiva, sia nella struttura complessiva (abbastanza lineare ed eventualmente suddivisa da titolazioni intermedie e da battute di intervista), sia nel registro linguistico. Questo ultimo dovrà risultare il più possibile coerente con il tipo di destinazione e con le caratteristiche della specifica sede giornalistica in cui il testo è collocato; il titolo Nel caso dell'articolo di giornale (o di periodico) assume maggior rilievo la funzione del titolo: sia per la possibile sua articolazione in più parti, eventualmente caratterizzate anche tipograficamente, sia per la ben nota funzione di forte effetto di orientamento del lettore. altri accorgimenti La produzione di un testo giornalistico comporta un ulteriore accorgimento. Poiché l'argomento può ben essere, in sé, non collegato in via diretta e immediata all'attualità, e poiché, d'altra parte, la sua trattazione in forma di articolo giornalistico si giustifica solo sulla base di una sua "attualità", è necessario trovare in tali casi un riferimento (immaginario o abbastanza realistico) a circostanze vicine nel tempo (una ricorrenza, una scoperta, una mostra e simili) che rendano verosimile la trattazione giornalistica di quell'argomento per rivolgersi a un pubblico di lettori contemporanei.

Per saggio, articolo e tema la Commissione valuterà:
- la qualità con cui sono state selezionate le informazioni;
- la ricchezza delle conoscenze; - lo sviluppo critico dell’argomentazione;
- la corretta proprietà linguistica; - l’organicità e la coerenza del discorso;
- la capacità di dare giudizi motivati e personali

3 e 4 - Il tema
Sia il tema storico che quello di attualità chiedono allo studente di sviluppare un ragionamento. Questo dovrà quindi fare riferimento al bagaglio informativo attendibile e qualificato acquisito a scuola attingendo anche alle sue curiosità ed agli interessi extrascolastici. Per questa prova non viene indicata l'estensione e quindi lo studente potrà muoversi liberamente, stando però attento ad evitare inutili eccessi.

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