venerdì 29 maggio 2009

Repubblica di Firenze Slides B

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Il Rinascimento

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Storia della Repubblica di Firenze

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lunedì 18 maggio 2009

La conquista dell'America

Perché le civiltà precolombiane furono sterminate?
Come fecero poche centinaia di soldati spagnoli a sottomettere milioni di indios?
Perché il fallimento di quell'incontro è fondante della nostra attuale civiltà?


http://www.youtube.com/watch?v=8pNAZES-J80

SE COLOMBO AVESSE TROVATO LE INDIE… 


Era il 12 ottobre 1492 quando Colombo dopo mesi di navigazione sbarcò sull'isola che battezzò poi con il nome di San Salvador, le odierne Bahamas. Convinto di aver raggiunto le coste orientali dell'Asia, conosciute con il nome di Indie, chiamò i primi isolani che incontrò "Indios"

Il primo popolo che il navigatore italo-spagnolo incontrò fu quello dei Lucano, un sottogruppo degli Arawak presente nelle Bahamas. I circa 30000 abitanti che componevano questo "popolo affettuoso, privo di avidità e duttile" come Colombo lo descrive in una lettera del Natale del 1492, vivevano di pesca e agricoltura e come buona parte delle popolazioni indigene erano gente pacifica. 
L'Europeo descrisse gli indigeni con lo sguardo dell'occidentale borghese convinto della necessità di darsi un ordinamento politico e di difendersi per mantenere la pace. Si stupì perciò del fatto che gli Indios non avessero un sistema politico, non conoscessero la proprietà privata e non avessero armi, visto che fino all'arrivo degli stranieri, non avevano bisogno di difendersi da nessuno. La terra che non apparteneva a nessuno fu per Colombo terra di conquista, su cui rivendicare un diritto di proprietà. 
Così come Robinson Crusoe con il selvaggio che battezzò con il nome di Venerdì, anche Colombo assunse nei confronti degli indigeni l'atteggiamento del conquistatore che ad esempio non si pose nemmeno il problema di imparare la lingua locale, ma li costrinse ad imparare lo spagnolo. Già nella successiva spedizione compì azioni violente e uccisioni di alcuni indigeni che si rifiutavano di lavorare il cotone per gli spagnoli e tali furono le violenze e i soprusi perpetrati, che il primo Conquistador subì addirittura una condanna per malgoverno, giustizia negata e avidità. Nonostante il successivo perdono, tali accuse mostrano chiaramente l'atteggiamento che Colombo e i successivi conquistatores spagnoli ebbero nei confronti delle popolazioni indigene delle Americhe. 
Pochi anni più tardi una
 Legge Reale ordinò ai conquistadores di leggere agli Indios una dichiarazione di sottomissione alla Corona di Spagna e di fedeltà al Papa. Qualora gli indigeni avessero rifiutato, visto che spesso non comprendevano la lingua, la formula continuava: "Dichiaro che con l'aiuto di Dio, entreremo con tutte le forze nel vostro paese, combatteremo contro di voi in tutti i modi e vi sottometteremo al giogo e all'obbedienza dovuti alla Chiesa e alla Corona. Prenderemo voi e le vostre mogli e vi renderemo schiavi e in quanto tali vi venderemo e disporremo di voi secondo il volere della Corona." L'arrivo di Colombo nelle Americhe fu l'inizio di decenni di massacri, schiavitù, sfruttamento e stermini di intere tribù di Indios, nome detestato oggi da molti delle popolazioni indigene perché legato al passato della dominazione spagnola. 
Ai tempi di Colombo, si stima che fossero circa 30 milioni gli indigeni presenti nella zona compresa tra l'Istmo di Panama e la Terra del fuoco.Nella regione andina vivono ancora oggi i discendenti di queste popolazioni: in Bolivia gli indigeni rappresentano circa il 50% della popolazione divisi in una trentina di gruppi tra cui i Quechuas (2,5 milioni), gli Aymara (2 milioni), i Chiquitano (180.000) e i Guaraní (125.000); mentre in Colombia gli indigeni sono il 2% della popolazione, ma con una varietà etnica, culturale e linguistica grandissima composta da ben 84 diversi gruppi etnici e 64 idiomi. Dopo la Bolivia, il Perù è il paese in cui la popolazione Aymara è maggiormente presente con circa 300.000 persone,insieme al gruppo deiQuechuas. In Chile il maggior gruppo indigeno è composto dai Mapuche che con circa 600.000 membri compongono circa il 6% della popolazione totale insieme ad altri gruppi più piccoli tra cui anche gli Aymara. Comune a tutte queste popolazioni indigene è la lotta per la sopravvivenza, per mantenere in vita lingue, identità, usi e tradizioni che rischiano di soccombere ad una politica di assimilazione. 
Con una risoluzione del 23 dicembre 1994, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di celebrare la
 Giornata Internazionale delle popolazioni indigene che si tiene ogni anno il 9 agosto allo scopo di "rafforzare la cooperazione internazionale per la soluzione dei problemi che i popoli indigeni devono affrontare in ambiti quali la cultura, l'educazione, la salute, i diritti umani, l'ambiente e lo sviluppo sociale ed economico." Dopo una prima decade di attività, nel 2004 è iniziata la seconda decade, stabilendo così fino al 2014 la promozione di attività e progetti che mirano alla tutela e alla promozione dei diritti degli indigeni nel mondo. E ancora nell'aprile del 2000, la Commissione per i Diritti Umani ha deciso la creazione di un Forum Permanente delle Nazioni Unite su tematiche legate agli indigeni.
Ripercorrendo le vicende che dallo sbarco di quella nave nel 1492 hanno determinato la storia di intere popolazioni, viene da chiedersi come sarebbe stato il loro destino se Colombo avesse realmente raggiunto le Indie.

Da EURAC - Accademia Europea di Bolzano, Centro di ricerca e formazione.

 

venerdì 15 maggio 2009

Guida all'esame di maturità

Nella prima prova dell'esame di maturità si può scegliere tra 4 diversi tipi di prova scritta:

1- Analisi e commento di un testo letterario o non letterario, con le indicazioni sul modo di procedere.
2- Saggio breve o articolo di giornale.
3- Tema storico su un argomento del programma svolto nell’ultimo anno di corso.
4- Tema di attualità.

1- Analisi del testo e commento letterario
Per sviluppare al meglio questa prova è necessario applicare le capacità critiche che si sono acquisite nel corso degli studi. Lo studente potrà svolgere un'ottima prova anche se l'autore o il testo non gli sono molto noti, purchè si lasci guidare dalla sua conoscenza del contesto in cui nasce il testo da analizzare e commentare, e segua attentamente le indicazioni della traccia. Le domande del questionario aiuteranno lo studente nella comprensione del testo e lo orienteranno nell'interpretazione d'insieme e nella contestualizzazione.

La Commissione in questa prova valuterà:
- le conoscenze relative al testo proposto e al quadro di riferimento; 
- lo sviluppo critico dell’argomentazione; 
- la correttezza e la proprietà linguistica; 
- l’organicità e la coerenza del discorso; 
- la capacità di dare giudizi motivati e personali.

2 - Il saggio breve
Il saggio breve è un testo argomentativo basato sull’intento di "dimostrare" una determinata tesi (un’idea-forza) mentre il tema tradizionale è un testo espositivo, in cui i contenuti non sono necessariamente strutturati per un certo obiettivo, ma semplicemente esposti, secondo un criterio personale e senza alcun riferimento ad un lettore implicito diverso dal docente o da una eventuale commissione. Le principali differenze tra saggio breve e tema tradizionale sono le seguenti:
cambia l’impostazione traccia-contenuto. Non ci troviamo più di fronte ad una traccia a tesi che richiede una riflessione su un dato argomento che ci guida anche nell’esposizione e provvista a priori di una certa mentalità, ma un soggetto da cui è necessario, a seconda della tesi che si vuole dimostrare, "estrarre" la traccia. Ovviamente si tratta di un’operazione preliminare; perché una dimostrazione sia convincente, è necessario che si appoggi su una serie di prove. Nell’ultimo esame di stato sono state fornite ai candidati delle pezze d’appoggio per ciascun "ambito" (artistico-letterario; socio-economico; storico-politico; tecnico-scientifico). In assenza di tali materiali, o in aggiunta ad essi, le prove devono essere tratte dalle proprie conoscenze o esperienze; il saggio breve deve seguire una scaletta. Tale scaletta può essere esplicita (per paragrafi, per punti) oppure implicita. Deve comunque essere possibile per chi legge l’elaborato comprendere immediatamente che si tratta di un saggio breve, quali sono i suoi passaggi, quali sono le sue conclusioni. A tale proposito si suggerisce di adottare uno schema di tipo classico in questo genere di trattazione: presentazione della tesi; svolgimento delle argomentazioni con compendio di materiali informativi; conclusioni; il saggio breve deve rispondere a determinati requisiti. Alcuni di questi sono comuni anche alla tipologia del tema tradizionale: la pertinenza, la coerenza e la conoscenza adeguata dell’argomento. Il requisito peculiare del saggio breve è la funzionalità delle argomentazioni alla dimostrazione della tesi: le prove a cui ci si affida devono essere convincenti e pertinenti; tutto ciò che è superfluo o non funzionale alla tesi da dimostrare è da scartare; il saggio breve, come dice la sua stessa definizione e come si può intuire dal punto precedente, deve essere breve: se la funzionalità è la peculiarità strutturale del saggio breve, la sintesi ne è quella formale. Nel testo del ministero della Pubblica Istruzione si raccomanda di non superare le quattro mezze pagine di foglio protocollo; il saggio breve ha un lettore implicito che deve essere qualificato: rivista specialistica, fascicolo scolastico ecc. Dalla destinazione prescelta dipendono il tipo di linguaggio, il genere di prove che si adducono, il taglio dell’elaborato (più o meno "scientifico"); privilegiando la funzione conativa a scapito di quella emotiva il saggio breve deve comunque avere un taglio "impersonale": non è consentito ricorrere a formule come "secondo me" o a frasi ad effetto e ed è sempre bene attenersi ad un tono distaccato
Lo schema espositivo 1. enunciazione: inquadrare molto brevemente i termini del problema; presentare la tesi da dimostrare e le maggiori problematiche connesse.
2. percorso critico-informativo: in questa fase, che materialmente è il nocciolo dello scritto, la struttura deve essere chiara e le prove evidenti coerentemente con quanto premesso nell’enunciazione. Nell’esposizione si può utilizzare lo schema della "reductio ad absurdum"; affiancare due posizioni contrapposte e criticarle punto per punto lasciando emergere il proprio punto di vista; se il momento informativo è prevalente si può anche limitarsi a esporre i vari argomenti in modo "oggettivo" senza prendere apertamente posizione.
3. conclusione: si conferma brevemente la tesi di partenza. Si può usare una forma di congedo più personale ma senza eccedere perché la funzione persuasiva insita nel modello del saggio breve non è quella di vendere qualcosa.

…o l’articolo di giornale
In quale giornale? Lo studente dovrà dichiarare il tipo di "giornale" (o tutt'al più settimanale) sul quale ipotizza la pubblicazione: "quotidiano di informazione" di carattere nazionale o regionale, giornale specializzato, settimanale ad alta tiratura, pubblicazioni periodiche di associazioni, e non necessariamente con il nome di una testata realmente esistente. in quale settore? Lo studente dovrà anche indicare il settore specifico in cui immagina di collocare il suo articolo: in prima pagina, in pagine di cronaca estera o di cronaca nazionale, dedicate a fatti di politica, di costume, di economia, o nelle sezioni speciali dedicate alla scienza e alla cultura, agli spettacoli, allo sport, alla cronaca cittadina. come scrivere Anche per questo tipo di testo vigono criteri che regolano l'assetto della forma compositiva, sia nella struttura complessiva (abbastanza lineare ed eventualmente suddivisa da titolazioni intermedie e da battute di intervista), sia nel registro linguistico. Questo ultimo dovrà risultare il più possibile coerente con il tipo di destinazione e con le caratteristiche della specifica sede giornalistica in cui il testo è collocato; il titolo Nel caso dell'articolo di giornale (o di periodico) assume maggior rilievo la funzione del titolo: sia per la possibile sua articolazione in più parti, eventualmente caratterizzate anche tipograficamente, sia per la ben nota funzione di forte effetto di orientamento del lettore. altri accorgimenti La produzione di un testo giornalistico comporta un ulteriore accorgimento. Poiché l'argomento può ben essere, in sé, non collegato in via diretta e immediata all'attualità, e poiché, d'altra parte, la sua trattazione in forma di articolo giornalistico si giustifica solo sulla base di una sua "attualità", è necessario trovare in tali casi un riferimento (immaginario o abbastanza realistico) a circostanze vicine nel tempo (una ricorrenza, una scoperta, una mostra e simili) che rendano verosimile la trattazione giornalistica di quell'argomento per rivolgersi a un pubblico di lettori contemporanei.

Per saggio, articolo e tema la Commissione valuterà:
- la qualità con cui sono state selezionate le informazioni; 
- la ricchezza delle conoscenze; - lo sviluppo critico dell’argomentazione; 
- la corretta proprietà linguistica; - l’organicità e la coerenza del discorso; 
- la capacità di dare giudizi motivati e personali

3 e 4 - Il tema
Sia il tema storico che quello di attualità chiedono allo studente di sviluppare un ragionamento. Questo dovrà quindi fare riferimento al bagaglio informativo attendibile e qualificato acquisito a scuola attingendo anche alle sue curiosità ed agli interessi extrascolastici. Per questa prova non viene indicata l'estensione e quindi lo studente potrà muoversi liberamente, stando però attento ad evitare inutili eccessi.

Link agli ultimi esami

venerdì 24 aprile 2009

L'UMANESIMO




"L'uomo è la misura di tutte le cose"

Uomo vitruviano, Leonardo da Vinci, 1490 ca. 


Cos’è? Corrente culturale caratterizzata da studi classici, valori umani, laici e storici

Dove? Firenze  Italia  Europa

Quando? XIV – XV secolo

Perché a Firenze?

La cultura fiorentina dell’epoca ha due fonti:

1) tradizione greco – romana – cristiana (letterati, giudici, notai, clero, aristocrazia)

2) tradizione vernacolare (mercanti, artigiani, popolo)

Quello che fece la differenza rispetto alle altre città – Milano, Bologna, Napoli, Padova o Venezia – fu l’OSMOSI tra le due culture.

In chimica il termine osmosi indica la diffusione del solvente attraverso una membrana semipermeabile dal compartimento a concentrazione minore di soluto verso il compartimento a concentrazione maggiore di soluto

1. l’osmosi

Il concetto è chiarito dall’analisi delle diverse componenti della società tre-quattrocentesca fiorentina

LUOGHI : mercato vecchio – piazza Signoria – quartiere. Ovunque si trova una grande eterogeneità e condivisione degli spazi di tutte le componenti sociali.

POLITICA: nella Signoria rappresentanti degli artigiani. La cittadinanza discuteva accanitamente di politica sotto le logge pubbliche.

LAVORO: le Arti inquadravano tutta la catena produttiva, mettendo in relazione con strette connessioni gli interessi delle varie classi sociali.

L’osmosi tra popolo ed élite (politica, culturale ed economica) è la prima peculiarità della città di Firenze che spiega la vivacità intellettuale e l’apertura verso il nuovo.

2. Gli esempi

Il secondo aspetto è la presenza di due modelli eccezionali: Dante Alighieri per la letteratura e Giotto di Bondone per l’arte. Entrambi operarono un primo fondamentale rinnovamento. La Divina Commedia riflette i valori universali tipici del Medioevo attraverso la cultura popolare fiorentina. L’uso del volgare infatti non è una semplice traduzione di un’opera che poteva essere scritta in latino: il linguaggio riflette umori, passioni, tradizioni di una comunità. Ed è questa umanità popolare che entra in contatto con l’alta cultura emanata da un poeta dottissimo. Il suo esempio di contaminazione tra le due culture sarà ripetuto – in forme diverse – sia da Boccaccio sia da Petrarca.

Boccaccio descriverà – per la prima volta – il mondo cittadino in tutti i suoi aspetti, con una visuale laica (non determinata cioè da disegni divini e da visioni morali ultraterrene); Petrarca viceversa ribadisce una visuale “alta” aristocratica, ma dà un apporto determinante lavorando sulla lingua e costruendo, con i suoi ritrovamenti, una biblioteca del mondo classico: Virgilio, Cicerone, Platone, Aristofane ecc. ecc.

Le opere di Giotto introdussero elementi di realismo e umanità nei tradizionali soggetti di ispirazione cristiana.

3. La scuola

A Firenze c'erano molte scuole di base; il numero degli alfabetizzati e di chi sapeva fare i conti era alto per l'epoca (serviva per il commercio e il cambio); le Corporazioni facevano la formazione per i suoi lavoratori. Mancava però una Università di grande prestigio. A Bologna, Padova, Milano, Parigi esistevano influenti istituti universitari, in cui studiavano tutti i giovani dell'alta società italiana. A Firenze fu istituita una scuola universitaria, lo “Studium”, che ebbe scarsa fortuna. Paradossalmente però l’assenza di un centro autorevole in grado di trasmettere la vecchia scienza scolastica favorì lo sviluppo di un modo nuovo di insegnare e apprendere, basato su letture comuni e sulla libera discussione di testi classici originali; furono abbandonate le mediazioni, i commenti e le “glosse” che erano invece lo strumento abituale del sapere scolastico tramandato dalle accademie universitarie e ecclesiastiche.

Importante anche l’oggetto delle dispute. Le opere scelte – Senofonte, Cicerone, Platone – non parlavano di teologia o filosofia, bensì di politica, di governo, di libertà civili, di educazione dei giovani. Uno studio rivolto alle questioni concrete che molto aveva a che fare con le necessità dei fiorentini di relazionarsi con il resto del mondo. “La vera grande università dei fiorentini – scrive Franco Cardini – non è lo Studio, pur tanto incoraggiato dall’arcivescovo Antonino: è il mondo.”

Un nuovo metodo (discussione informale in un convivio o circolo) e un nuovo contenuto (testi classici, opere politiche e civili). 

Ad accendere la passione per gli studi classici è il maestro (proveniente da Costantinopoli) Emanuele Crisalora, il quale oltre alle lezioni presso lo Studio, animava le discussioni dei numerosi cenacoli letterari di inclinazione umanistica.

Il più importante di questi circoli letterari era il Convivio di Coluccio Salutati (che si teneva nel convento agostiniano di Santo Spirito). Salutati fu maestro per molti giovani futuri dirigenti – come Bruni, Bracciolini e altri – e soprattutto “fu un ponte tra il mondo degli studi e quello del commercio e della politica”.

Egli fu infatti cancelliere della Repubblica, un ruolo politico di garanzia: una via di mezzo tra il ministro degli esteri e l’ambasciatore, dal 1375 al 1406. Ed applicò la cultura “riscoperta” al mondo in cui viveva. Le sue lettere scritte in perfetto “stile ciceroniano” con riferimenti letterari e storici, con un rigoroso sillogismo  servirono da modello a tutte le cancellerie italiane. Si dice che Giangaleazzo Visconti avrebbe esclamato – irritato dall’ennesima corrispondenza con il cancelliere di Firenze – che una lettera di Salutati era più efficace di un esercito di mille lance.

La figura di Salutati e il suo ruolo politico – proseguita da altri importanti umanisti come Leonardo Bruni e Carlo Marsuppini – introducono l’ultimo aspetto legato all’umanesimo fiorentino: il sistema politico.

4. La politica

Firenze ha attraversato il Medioevo controllata da poteri superiori (regni barbarici e poi impero carolingio), durante i quali la città era rimasta praticamente ferma in ogni aspetto. Sebbene nella Divina Commedia Dante faccia l’elogio dell’antica Firenze (per voce del suo avo Cacciaguida nei canti XV-XVII del Paradiso) è con la tumultuosa vita politica autonoma che la città diviene ricca, grande, importante e culturalmente all'avanguardia. Quando il potere politico è ben saldo nelle mani di un regnante – qualunque sia la sua forma istituzionale – la cultura rimane prigioniera in un tradizionalismo inerte. Viceversa la mancanza di un centro forte obbliga allo scambio di idee, allo scontro, all’incontro … si afferma una cultura più tollerante, più concreta, più aperta alle novità; spesso più popolare. Anche se il corpo elettorale era ristretto le testimonianze di una qualche influenza delle persone comuni nei rappresentanti istituzionali sono numerose: nelle furiose discussioni in piazza, nelle dinamiche del commercio e del lavoro, nelle istituzioni di quartiere (parrocchie, confraternite, Arti) ecc. 

Il risultato è che a Firenze la diversità di opinione e di credo religioso ha avuto una tolleranza molto maggiore che altrove. Il ruolo di censore della Chiesa è stato ostacolato dalle leggi comunali già a partire dal XIII; i processi per eresia furono pochissimi: nel Trecento i “fraticelli” non furono disturbati dall’autorità (quando catàri e valdesi negli stessi anni conobbero una persecuzione drammatica); la condanna a morte di un presunto stregone sollevò una grande opposizione popolare. Un secolo più tardi, nel 1493, un predicatore francescano, Bernardino da Feltre, si scagliò contro il Comune che permetteva agli ebrei di vivere a Firenze e prestare denaro: fu espulso nel giro di poche settimane.

L'intolleranza antisemita giunge a Firenze in epoca "moderna". Sarà Cosimo I dei Medici, pochi anni dopo aver abbattuto la repubblica, a istituire, nei pressi del mercato vecchio, il ghetto per gli ebrei.

Le personalità di spicco dell’umanesimo fiorentino sono:

Coluccio Salutati

Leonardo Bruni

Leon Battista Alberti

Poggio Bracciolini

martedì 7 aprile 2009

6. Storia della Repubblica di Firenze

Il David di Michelangelo, simbolo della Repubblica di Firenze (1504)

Lezione 6 (21.03.2009) - Cosimo, Lorenzo e l'ultima Repubblica

Cosimo il vecchio fu un Signore informale, cioè non ricoprì mai cariche pubbliche.Nel tempo in cui governò, rimase a Firenze l'istituzione repubblicana. Però la famiglia Medici controllava e manipolava le liste elettorali.

Cosa fece Cosimo Il Vecchio?
1.
pace con Milano. Firenze era in contrasto con Milano dai primi del ‘400. Una lunga contrapposizione che alternava anni di battaglie con anni di “guerra fredda”. Nel 1440 ebbe luogo la battaglia di Anghiari (al confine tra la Toscana e l'Umbria) che ebbe una grande propaganda e la fama di aver liberato Firenze da Milano. NB. Nel corso delle battaglie, morivano pochissimi uomini (erano i tempi degli eserciti mercenari). Così Machiavelli ricorda, con una certa ironia, l’episodio di Anghiari: “Ed in tanta rotta e in si lunga zuffa che durò dalle venti alle ventiquattro ore, non vi morì che un uomo, il quale non di ferite ne d'altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto spirò”. La vera novità fu l’ascesa della casata Sforza alla guida della Signoria di Milano. I successori dei Visconti, infatti, erano amici dei Medici. Dal 1454 Firenze divenne alleata di Milano.
2. Rilancia l’economia. Firenze si era indebolita a causa delle guerre. Il padre di Cosimo aveva promosso la riforma decisiva per la ripresa economica della città. Era necessario aumentare le entrate e, imponendo tasse più alte ai ricchi, si poteva trarre considerevoli vantaggi. Nacque così il catasto(1427): un metodo per conoscere i possedimenti di ogni persona, molto più sicuro rispetto a quello usato precedentemente. Quest'ultimo, infatti, consisteva nel chiedere una stima approssimativa dei beni dell'individuo ai vicini di casa. Naturalmente tra i più colpiti ci sarebbero stati i Medici stessi, ma questo non era fondamentale perché la ricchezza dei Medici era legata alla ricchezza della città. L’importante era espandere il sistema economico che prevedeva la vendita all’estero dei prodotti manifatturieri e orefici fiorentini e, con i grandi ricavi, investire nella città e in attività di cambio e prestito (attività che a sua volta moltiplica i profitti e le possibilità di investimento nelle attività artigiane). Cosimo il Vecchio era il proprietario della Banca di Calimala,la più importante d’Europa, con filiali a Londra, Lione, Bruges, Roma, Napoli, che lavorava con interessi altissimi (50% o più)..
3. Mantenne la Repubblica. In realtà la politica della città veniva fatta in via Larga, nella dimora privata di Cosimo, ma le cariche pubbliche rimasero intatte. Talvolta i consigli bloccarono iniziative di legge promosse dalla Signoria (con priori e funzionari messi lì da Cosimo) e – soprattutto – fu mantenuto il principio che è la norma giuridica e non l’arbitrio del singolo, a governare sulla città. Anche il mantenimento della libertà di parola rimase un punto a favore della signoria di Cosimo.
4. creò un nuovo modello sociale. A differenza dei precedenti leader economici della città, Cosimo ostentò l’appartenenza ad una élite. Stimolò e propose un modello di stile neo-aristocratico (alla maniera dei principi dell’impero romano) fatto di lusso, ma anche di cultura e modi affabili. Nel 1445 Cosimo fece costruire Palazzo Medici da Michelozzo con lo scopo di esternare una vita lussuosa. Le altre famiglie ricche della città lo vollero imitare con esiti disastrosi: infatti i Pitti e gli Strozzi andarono in rovina per costruire palazzi più grandi di quello dei Medici.
Nel 1464 morì Cosimo. Dopo una breve parentesi del figlio Piero, alla guida della famiglia e della città andò il nipote, Lorenzo (detto poi “il Magnifico”) ,che era molto portato per la politica.Nel 1478 ebbe luogo la famosa congiura dei Pazzi. La famiglia concorrente dei Medici, in accordo col Papa, ordì una congiura per uccidere Lorenzo e il fratello Giuliano, per porre fine alla dinastia medicea. Giuliano fu ucciso e Lorenzo ferito. I Pazzi furono cacciati dalla città.

Cosa fece Lorenzo Il Magnifico?
1_ represse Prato e Volterra.
2_indebitò la Compagnia di Calimala e Firenze
3_organizzò un "sistema di equilibrio" tra gli stati italiani, che garantì alla penisola alcuni anni di pace. Ma era un sistema molto fragile,basato su rapporti personali.
4_fu mecenate e propagandista dell'arte e della cultura fiorentina. Riunì attorno al suo cenacolo Pico Della Mirandola, Poliziano, Botticelli e altri.

Nel 1492 morì Lorenzo Il Magnifico. E’ un anno ad alto valore simbolico per la civiltà occidentale. Cristoforo Colombo arriva nelle terre inesplorate della futura America e la Spagna riconquista Granada cacciando dal regno sia gli arabi sia gli ebrei.

La fuga dei Medici
Scoppiò un conflitto tra Carlo VIII re di Francia e il regno di Napoli, ora dominato dagli Aragonesi (in pratica la Spagna). Piero dei Medici voleva mantenere la neutralità ma, quando le truppe francesi passarono dalle parti di Firenze, fu preso da una crisi di panico e corse ad arrendersi: in cambio di non essere assalito stipulò una alleanza con la Francia e cedette Piombino, Pisa e Livorno (le fortezze sulla costa). Per ritorsione i fiorentini cacciano i Medici dalla città.Tornò una vera Repubblica e Firenze rimase alleata con la Francia.In città si affermò la figura di Girolamo Savonarola, un frate domenicano di grande carisma e di fede integralista. I suoi sermoni si concludevano nei “roghi della vanità”, dove venivano materialmente bruciati oggetti considerati peccaminosi: maschere carnevalesche, trucchi femminili e libri come il Decameron di Boccaccio. Savonarola poi esagerò mettendosi contro il Papa (accusandolo di corruzione) il quale lo scomunicò e gli mise contro i "poteri forti" della città: una Signoria a lui contraria lo fece arrestare, torturare e condannare a morte. L’esecuzione, per impiccagione e rogo, avvenne in Piazza Signoria nel maggio 1498.
La repubblica durò fino al 1512; ed ebbe una vita più che onorevole. Si resse sulla figura del gonfaloniere Pier Soderini e del cancelliere Machiavelli e riuscì ad ampliare un poco la rappresentanza elettorale. Venne realizzato il Salone dei Cinquecento, che fu affrescato da Michelangelo Buonarroti e Leonardo Da Vinci, con scene della storia di Firenze. L’alba del Cinquecento fu l’ultima grande stagione della cultura e dell’arte fiorentina, e segnò, in un certo senso, il suo apogeo. Michelangelo realizzò la statua del David: il simbolo della piccola repubblica di fronte ai giganti dell’impero e del papato; Leonardo da Vinci dipinse capolavori come la Gioconda e portò avanti gli studi in tutti i campi del sapere umano.
Dal punto di vista politico la repubblica registrò un miglioramento economico (grazie a quindici anni di pace) e la riconquista di Pisa; classico esempio della doppia morale democratica: libertà per noi, sudditanza per gli altri.

Perché finì l’indipendenza di Firenze?
La repubblica finì perché – dopo secoli – Firenze si ritrovò dalla parte sbagliata. La Francia era in declino rispetto alla Spagna; il Vaticano, divenuto nel frattempo ambiente familiare ai Medici, si mise dalla parte dei più forti e pose la conquista di Firenze tra gli obiettivi dell’alleanza. Nel 1512 le truppe spagnole rimettono uno dei Medici alla guida della città. Leonardo da Vinci e Michelangelo lasciano la città. Anche Niccolò Machiavelli si ritrova esiliato a San Casciano. Il nuovo papa Leone X è un esponente dei Medici.

Intorno al 1520 il re di Spagna Carlo V, per una coincidenza dinastica, si ritrovò a regnare su: Spagna, Austria e Sacro Romano Impero, Olanda, Italia del sud e tutto il Sudamerica (da poco conquistato da avventurieri e soldati spagnoli). Forte di questo potere si decise a risolvere definitivamente il contenzioso con il Papa - ancora un esponente dei Medici - Clemente VII.
1527 Sacco di Roma
Con un esercito misto di spagnoli e tedeschi (i temibili lanzichenecchi) Carlo V conquista la città di Roma saccheggiandola. Approfittando del caos, i fiorentini cacciarono nuovamente i Medici e proclamarono, ancora una volta, la Repubblica. Ma nel trattato di pace i due grandi antagonisti del Medioevo si accordano così: l’Italia alla Spagna e Firenze ai Medici. Le truppe imperiali pongono sotto assedio la città per dieci mesi, decretandone la caduta il 12 agosto 1530.

La strenua resistenza – anche Michelangelo rientrò per dare il suo contributo progettando nuove fortificazioni – evitò il saccheggio della città: è in questo contesto che si svolse la celebre partita del calcio storico narrata in apertura.
Appunti di Maria Vittoria Dari

I Medici abolirono il sistema elettorale e instaurarono un Ducato, avente come primo esponente Cosimo I (governò con prudenza e saggezza). Alla dinastia medicea (in realtà un protettorato della Spagna) succederà il Granducato dei Lorena (Austria), quindi il regno dei Savoia (Italia monarchica) con l'appendice del regime fascista. Firenze recuperò l’indipendenza – all’interno dell’Italia repubblicana - in seguito alla vittoria militare contro la Germania e l’Italia fascista. Era l’anno 1944. E curiosamente i giorni 11 e 12 agosto.