giovedì 31 maggio 2007

Saluti

Saluti a tutti

Imperi e imperialismo

Per il lavoro in Powerpoint e-mail a david.mugnai@libero.it

“Imperi e imperatori erano realtà di vecchia data, ma l’imperialismo era una novità assoluta. Il termine entrò per la prima volta nel linguaggio politico britannico nel 1870-80, ed era ancora considerato un neologismo alla fine di quel decennio. Si impose di prepotenza nell’uso generale negli anni 1890”
E. Hobsbawm
[1]


Imperialismo o colonialismo?
Le due parole che in questa fase sono in qualche modo intercambiabili hanno in realtà un significato diverso. Il COLONIALISMO infatti è solo una parte del fenomeno generale dell’IMPERIALISMO, ovvero la conquista “diretta e formale” con l’occupazione militare, l’insediamento consistente di cittadini “conquistatori” e la creazione di veri e propri protettorati politici. L’imperialismo invece travalica la presenza fisica del territorio occupato; il controllo avviene in modo indiretto e informale, ma non per questo con effetti meno invasivi per i popoli coinvolti. Dopo il 1945 è questa la forma generalmente utilizzata per il controllo di aree regionali nei paesi in via di decolonizzazione da parte delle grandi potenze economiche e militari del pianeta.

DOMANDE
•Chi sono stati i protagonisti dell’imperialismo?
•Quali luoghi ha coinvolto il processo di colonizzazione?
•Perché è successo?
•Come è stato possibile?
•Quali conseguenze per i conquistati e per i conquistatori?

I Protagonisti
Gran Bretagna: Egitto (1882) – Sudan, Kenya, Uganda (1890) – Sudafrica (1899-1902 guerra ai boeri) – Rhodesia (presa dall’avventuriero Cecil Rhoeds) – Nigeria - India (1876) – Australia – Nuova Zelanda.
Francia: Tunisia (1881) – Senegal (1890) – Algeria (1881) – Marocco (1911) – Indocina – Caraibi e Polinesia.
Germania: Nuova Guinea, Taganica, Namibia, Camerun, Togo.
Italia: Eritrea e Somalia (1898) – Libia (1911)
Belgio: Congo
Usa: Decreto Monroe (1823) – Filippine – isole Hawaii – Cuba (formalmente indipendente).
Russia: allargamento confini verso sud ed est (scontro col Giappone 1905)
Giappone : Coresa (1905)


PERCHE’ ??
1)INTERESSE ECONOMICO
C’è la “globalizzazione” : velocità dei trasporti, necessità di grandi quantità di materie prime per sostenere la 2° rivoluzione industriale (elettricità, chimica, motori, chimica…. + nuovi consumi (thé, banane, caffè ecc.
2) MERCATO PRIVATO
Sbocchi commerciali in una fase di nuovo protezionismo (il liberismo non funzionava più!!
3) PROPAGANDA NAZIONALISTA
Per rispondere alla disgregazione sociale causata dal sistema capitalista i governi giocano la carta del nazionalismo. Occorre una nuova solidarietà e senso di appartenenza per avere il consenso e per contrastare la diffusione dell’ideale socialista.

COME ??
1.Forza militare, chimica e farmaceutica
Battaglia di Omdurman del 1898 nel resoconto di Winston Churchill:
20 inglesi e 10000 sudanesi.
Il Chimino permise di vaccinarsi (per questo l’Africa fu conquistata solo nel XIX )
2.Distruzione comunità locali.
La novità dell’imperialismo moderno è che le conquiste non implicano solamente la “rapina” delle risorse ma anche la distruzione delle economie locali e l’integrazione nel proprio sistema economico.
Un sistema che distruggeva la cultura e la società nelle sue fondamenta.
-Proprietà privata
-Lavoro
-Tasse
-Religione cattolica
3.Dividi et impera
Sfruttare le rivalità tribali, erniche e di altro tipo per dividere il fronte degli indigeni e facilitare il controllo del territorio.


CONSEGUENZE


  1. Genocidio (nativi americani - aborigeni austrialiani - maori - herreo - senussi)
  2. Competizione militare tra stati europei (porta allo scoppio della I guerra mondiale)
  3. Distruzione diversità culturale/sociale/politica/economica
  4. Economia mondiale piegata agli interessi dei governi occidentali


martedì 8 maggio 2007

Nazioni e nazionalismo

Il concetto di nazione è un concetto moderno. La formazione degli stati assolutistici - Francia, Spagna, Russia, Austria, Gran Bretagna eccetera - che segnarono la fine del Medioevo non comprendeva certamente il concetto di "nazione" né tantomeno quello di patria. E, d'altra parte, la ricerca di una definizione universale del concetto di nazione, mostra già tutta una serie di problemi tale da evidenziare chiaramente il carattere artificiale dell'idea stessa di nazionalità.
Lo storico Renan aprì un ipotetico dibattito (nel 1882) sulla questione proponendo il quesito:
"Perché l'Olanda è una nazione e il granducato di Toscana no?"
La domanda retorica servì per alzare l'attenzione sull'impossibilità di trovare un "minimo comune" in grado di definire cosa è una nazione e cosa non lo è. Sempre esiste un caso (molti in realtà) che contraddice p.e. che sia l'unità etnica o linguistica o culturale o religiosa a determinare la nazionalità.
La Svizzera è una nazione i cui cittadini parlano quattro lingue diverse; mezzo Belgio parla la lingua della Francia senza esserne culturalmente, religiosamente ed etnicamente diverso. L'Irlanda è divisa in due stati (come lo era la Germania e lo è la Corea) ma se ne percepisce l'unità nazionale...
Per non perdersi in una serie infinita di eccezioni è più utile focalizzare l'attenzione sui meccanismi che hanno agito e che agiscono nella costituzione di un'idea nazionale.

Lo sviluppo storico dell'idea nazionale ha attraversato varie fasi:

Nazionalismo rivoluzionario 1760-1800
L'idea che l'entità statale dovesse riconoscersi nell'intero popolo lo si deve al binomio rivoluzionario che nella seconda parte del '700 spalancò le porte dell'America e dell'Europa (tramite la Francia) al progresso. Il nazionalismo "rivoluzionario" non era concepito come unione etnica o culturale. Piuttosto si voleva unire la popolazione legata (sottomessa) a un certo tipo di potere o di dominio con lo scopo di liberare il paese. Per questo, il primo nazionalismo ha qualcosa in comune con la democrazia e nulla in comune con la pulizia etnica. (Non va dimenticato comunque che i cambiamenti non coinvolsero proprio tutti: le donne e le minoranze etniche - negli Usa - rimasero comunque svantaggiati e, nel caso della Francia il nazionalismo travalicò presto in desiderio di conquistare territori limitrofi.)
In questa fase l’idea della nazione si legittima sulla volontà di essere uniti (AUTODETERMINAZIONE) e sulla liberazione da una dominazione (DEMOCRAZIA).

Nell’età liberale 1800-1870
La vera esplosione di sentimento nazionalistico-patriottico lo abbiamo con il movimento romantico, nella prima parte del XIX secolo. Ci sono due processi convergenti:
1. conviene allo sviluppo capitalista. La crescita economica è favorita da unità statali piuttosto grandi con monopolio monetario, politiche fiscali e dogane comuni.
2. la cultura romantica del patriottismo alimenta movimenti nazionalisti fornendo miti e tradizioni funzionali a una nuova identità comune. In Italia per esempio il Risorgimento è sostenuto nelle riviste, nei teatri, nelle poesie, richiamando il passato glorioso, le gesta di antichi eroi…con un incitamento continuo alla “missione storica” e al sacrificio.
In questa fase l’idea della nazione si legittima su elementi oggettivi come la STORIA COMUNE, la LINGUA (letteraria). Non sono spariti i concetti di autodeterminazioone e democrazia.


Crisi del 1870 – La nazionalizzazione delle masse
Gli anni '70-'80-'90 sono decenni di grande difficoltà per gli stati europei.
Le cause sono principalmente due:
a) Espansione del movimento operaio
L'urbanizzazione, la violenza dei rapporti di lavoro nelle fabbriche e la rottura delle precedenti solidarietà di paese, produce un rapido sviluppo di movimenti di massa fortemente anticapitalistici.
Di ispirazione in gran parte marxista il movimento operaio getta sul tavolo della modernizzazione una coscienza di classe mai vista prima nella storia dell'uomo e una organizzazione politica sempre più articolata (sindacati, società di mutuo soccorso, partiti).
b) Crisi economica
Lo sviluppo industriale esaurisce la prima fase: per proseguire lo sviluppo tecnologico occorrono grandi ristrutturazioni e lo stato ha bisogno di un consenso sempre più esteso. Se non fa nulla rischia la rivoluzione.

Cosa fa lo Stato per guadagnare il consenso dei cittadini?
Lo stato abbandona la posizione super partes tipica del periodo liberale e interviene direttamente nella gestione degli affari interni. Diviene uno "Stato Interventista" che agisce culturalmente per raggiungere le masse e ottenere consenso e fedeltà. Lo fece sia per evoluzione stessa della democratizzazione della struttura statale, sia per rispondere alla propaganda socialista sempre più minacciosa.

Nazionalizzazione delle masse

a) Allargamento della democrazia
Partiti, sindacati e associazioni socialiste sono integrati, sempre di più, nel sistema politico statale.
b) Intervento nella vita dei cittadini: servizio militare obbligatorio; scuola obbligatoria; migrazione interna.
c) Propaganda
Alcuni elementi di coesione sociale “naturali” sempre presenti nella vita delle comunità (lingua, religione, etnia, folclore, tradizioni ecc.) sono trasformati, manipolati oppure inventati in versione nazionalista.
La propaganda ha un successo clamoroso. In pochi anni il popolo crede nella nazione.

Perché? Cosa succede?
SCHEDA DI MASLOW. L’essere umano ha tra i suoi bisogni primari quello del senso di appartenenza, dell’identità comune.
Quando – in seguito all’industrializzazione – si sono rotti i legami sociali della comunità locale (vicinato, clan, lavoro, paese ecc.) si è creato un vuoto da riempire.
Così l’azione dello stato, se efficace, riesce facilmente a convincere i propri cittadini a credere e a fidarsi dello stato in quanto “nazione”

venerdì 27 aprile 2007

GUIDA ALL’ESAME DI MATURITÀ

Nella prima prova dell'esame di maturità si può scegliere tra 4 diversi tipi di prova scritta:
1- Analisi e commento di un testo letterario o non letterario, con le indicazioni sul modo di procedere.
2- Saggio breve o articolo di giornale.
3- Tema storico su un argomento del programma svolto nell’ultimo anno di corso.
4- Tema di attualità.

1- Analisi del testo e commento letterario
Per sviluppare al meglio questa prova è necessario applicare le capacità critiche che si sono acquisite nel corso degli studi. Lo studente potrà svolgere un'ottima prova anche se l'autore o il testo non gli sono molto noti, purchè si lasci guidare dalla sua conoscenza del contesto in cui nasce il testo da analizzare e commentare, e segua attentamente le indicazioni della traccia. Le domande del questionario aiuteranno lo studente nella comprensione del testo e lo orienteranno nell'interpretazione d'insieme e nella contestualizzazione.

La Commissione in questa prova valuterà:
- le conoscenze relative al testo proposto e al quadro di riferimento;
- lo sviluppo critico dell’argomentazione;
- la correttezza e la proprietà linguistica;
- l’organicità e la coerenza del discorso;
- la capacità di dare giudizi motivati e personali.

2 - Il saggio breve
Il saggio breve è un testo argomentativo basato sull’intento di "dimostrare" una determinata tesi (un’idea-forza) mentre il tema tradizionale è un testo espositivo, in cui i contenuti non sono necessariamente strutturati per un certo obiettivo, ma semplicemente esposti, secondo un criterio personale e senza alcun riferimento ad un lettore implicito diverso dal docente o da una eventuale commissione. Le principali differenze tra saggio breve e tema tradizionale sono le seguenti:
cambia l’impostazione traccia-contenuto. Non ci troviamo più di fronte ad una traccia a tesi che richiede una riflessione su un dato argomento che ci guida anche nell’esposizione e provvista a priori di una certa mentalità, ma un soggetto da cui è necessario, a seconda della tesi che si vuole dimostrare, "estrarre" la traccia. Ovviamente si tratta di un’operazione preliminare; perché una dimostrazione sia convincente, è necessario che si appoggi su una serie di prove. Nell’ultimo esame di stato sono state fornite ai candidati delle pezze d’appoggio per ciascun "ambito" (artistico-letterario; socio-economico; storico-politico; tecnico-scientifico). In assenza di tali materiali, o in aggiunta ad essi, le prove devono essere tratte dalle proprie conoscenze o esperienze; il saggio breve deve seguire una scaletta. Tale scaletta può essere esplicita (per paragrafi, per punti) oppure implicita. Deve comunque essere possibile per chi legge l’elaborato comprendere immediatamente che si tratta di un saggio breve, quali sono i suoi passaggi, quali sono le sue conclusioni. A tale proposito si suggerisce di adottare uno schema di tipo classico in questo genere di trattazione: presentazione della tesi; svolgimento delle argomentazioni con compendio di materiali informativi; conclusioni; il saggio breve deve rispondere a determinati requisiti. Alcuni di questi sono comuni anche alla tipologia del tema tradizionale: la pertinenza, la coerenza e la conoscenza adeguata dell’argomento. Il requisito peculiare del saggio breve è la funzionalità delle argomentazioni alla dimostrazione della tesi: le prove a cui ci si affida devono essere convincenti e pertinenti; tutto ciò che è superfluo o non funzionale alla tesi da dimostrare è da scartare; il saggio breve, come dice la sua stessa definizione e come si può intuire dal punto precedente, deve essere breve: se la funzionalità è la peculiarità strutturale del saggio breve, la sintesi ne è quella formale. Nel testo del ministero della Pubblica Istruzione si raccomanda di non superare le quattro mezze pagine di foglio protocollo; il saggio breve ha un lettore implicito che deve essere qualificato: rivista specialistica, fascicolo scolastico ecc. Dalla destinazione prescelta dipendono il tipo di linguaggio, il genere di prove che si adducono, il taglio dell’elaborato (più o meno "scientifico"); privilegiando la funzione conativa a scapito di quella emotiva il saggio breve deve comunque avere un taglio "impersonale": non è consentito ricorrere a formule come "secondo me" o a frasi ad effetto e ed è sempre bene attenersi ad un tono distaccato
Lo schema espositivo 1. enunciazione: inquadrare molto brevemente i termini del problema; presentare la tesi da dimostrare e le maggiori problematiche connesse.
2. percorso critico-informativo: in questa fase, che materialmente è il nocciolo dello scritto, la struttura deve essere chiara e le prove evidenti coerentemente con quanto premesso nell’enunciazione. Nell’esposizione si può utilizzare lo schema della "reductio ad absurdum"; affiancare due posizioni contrapposte e criticarle punto per punto lasciando emergere il proprio punto di vista; se il momento informativo è prevalente si può anche limitarsi a esporre i vari argomenti in modo "oggettivo" senza prendere apertamente posizione.
3. conclusione: si conferma brevemente la tesi di partenza. Si può usare una forma di congedo più personale ma senza eccedere perché la funzione persuasiva insita nel modello del saggio breve non è quella di vendere qualcosa.

…o l’articolo di giornale
In quale giornale? Lo studente dovrà dichiarare il tipo di "giornale" (o tutt'al più settimanale) sul quale ipotizza la pubblicazione: "quotidiano di informazione" di carattere nazionale o regionale, giornale specializzato, settimanale ad alta tiratura, pubblicazioni periodiche di associazioni, e non necessariamente con il nome di una testata realmente esistente. in quale settore? Lo studente dovrà anche indicare il settore specifico in cui immagina di collocare il suo articolo: in prima pagina, in pagine di cronaca estera o di cronaca nazionale, dedicate a fatti di politica, di costume, di economia, o nelle sezioni speciali dedicate alla scienza e alla cultura, agli spettacoli, allo sport, alla cronaca cittadina. come scrivere Anche per questo tipo di testo vigono criteri che regolano l'assetto della forma compositiva, sia nella struttura complessiva (abbastanza lineare ed eventualmente suddivisa da titolazioni intermedie e da battute di intervista), sia nel registro linguistico. Questo ultimo dovrà risultare il più possibile coerente con il tipo di destinazione e con le caratteristiche della specifica sede giornalistica in cui il testo è collocato; il titolo Nel caso dell'articolo di giornale (o di periodico) assume maggior rilievo la funzione del titolo: sia per la possibile sua articolazione in più parti, eventualmente caratterizzate anche tipograficamente, sia per la ben nota funzione di forte effetto di orientamento del lettore. altri accorgimenti La produzione di un testo giornalistico comporta un ulteriore accorgimento. Poiché l'argomento può ben essere, in sé, non collegato in via diretta e immediata all'attualità, e poiché, d'altra parte, la sua trattazione in forma di articolo giornalistico si giustifica solo sulla base di una sua "attualità", è necessario trovare in tali casi un riferimento (immaginario o abbastanza realistico) a circostanze vicine nel tempo (una ricorrenza, una scoperta, una mostra e simili) che rendano verosimile la trattazione giornalistica di quell'argomento per rivolgersi a un pubblico di lettori contemporanei.

Per saggio, articolo e tema la Commissione valuterà:
- la qualità con cui sono state selezionate le informazioni;
- la ricchezza delle conoscenze; - lo sviluppo critico dell’argomentazione;
- la corretta proprietà linguistica; - l’organicità e la coerenza del discorso;
- la capacità di dare giudizi motivati e personali

3 e 4 - Il tema
Sia il tema storico che quello di attualità chiedono allo studente di sviluppare un ragionamento. Questo dovrà quindi fare riferimento al bagaglio informativo attendibile e qualificato acquisito a scuola attingendo anche alle sue curiosità ed agli interessi extrascolastici. Per questa prova non viene indicata l'estensione e quindi lo studente potrà muoversi liberamente, stando però attento ad evitare inutili eccessi.

Link agli ultimi esami

lunedì 23 aprile 2007

Lo stato liberale

“Esisteva un modello generico della struttura e delle istituzioni auspicabili per un paese “avanzato” (con questa o quella variante locale). Uno stato moderno doveva essere uno Stato territoriale più o meno omogeneo, internazionalmente sovrano, grande abbastanza per fornire la base di uno sviluppo economico nazionale, dotato di un corpus unico di istituzioni politiche e giuridiche grosso modo liberale e rappresentativo (avere un’unica costituzione e normativa giuridica) …
Doveva essere composto di cittadini, cioè dell’aggregato dei singoli abitanti del proprio territorio, che godessero di certi fondamentali diritti legali e politici, anziché, per esempio, di corporazioni o gruppi e comunità o altro tipo. (…) “
E. Hobsbawm, L’età degli imperi 1875-1914.



La società di ANCIEN REGIME è stata distrutta da una serie di "rivoluzioni":

ILLUMINISMO
RIV. INDUSTRIALE
RIV. FRANCESE
RIV. AMERICANA

NAPOLEONE
CAPITALISMO

Al suo posto cosa troviamo?? Quale tipo di società è "emersa" dalle trasformazioni tra '700 e '800??

Si può individuare l'origine dello stato moderno come conseguenza dello sviluppo tecnologico della rivoluzione industriale e dello sviluppo giuridico-politico della rivoluzione francese e del riformismo britannico.
La distinzione dall'Ancien Regime si riassume in 4 punti:
1) Il monopolio statale delle forze armate
Prima i vari feudatari e signorotti avevano potere diretto sui loro servitori. L'ordine a livello locale era spesso autonomo rispetto all'autorità del Re. Ora i poteri locali sono eliminati, l’esercito e le forze dell’ordine sono tutte amministrate dal governo centrale.
2) Pubblica amministrazione professionale
Nei vecchi stati la pubblica amministrazione era inefficiente e corrotta. I funzionari erano tutti scelti non per meriti ma per conoscenze, parentele, favori e privilegi. Lo stato moderno ha necessità di una burocrazia efficiente.
3) Mezzi di produzione in mano ai privati
In Inghilterra il passaggio dall'economia agricola all'economia industriale avviene come trionfo della iniziativa privata: fabbriche, terreni, mercato sono gestiti interamente da imprese private. Lo stato favorisce la libera iniziativa e la concorrenza senza entrare nel campo economico. Prima un sistema di dazi, balzelli, regole ostacolavano il commercio e l’aumento dei profitti.
4) Diritti universali dell'uomo
Lo stato moderno fa propri i principi di libertà e uguaglianza giuridica (vedi la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino).

N.B. I diritti che si affermano con lo stato liberale sono i DIRITTI CIVILI. Altri fondamentali diritti saranno introdotti successivamente:
‘700 DIRITTI CIVILI (libertà di opinione, libertà di stampa, diritto di proprietà)
‘800 DIRITTI POLITICI (suffragio universale)
‘900 DIRITTI SOCIALI (sanità, istruzione, pensione, sussidio malattia ecc.)

Perché la borghesia ha realizzato lo stato liberale, non poteva prendersi tutto il potere senza dare troppi diritti?

No, per 2 motivi. Aveva bisogno dell’appoggio delle classi popolari (nelle città) e quindi doveva concedere vantaggi (diritti e leggi più giuste). Inoltre il sistema capitalista aveva bisogno di uno stato che intervenisse poco nelle attività dei suoi cittadini. Per questo regole che limitano il potere del governo e dello stato.

Avevano detto
Il ruolo dello stato era, ai primi dell'ottocento in via di definizione. Secondo i primi liberali inglesi doveva essere come "un domatore del circo", che sta fuori dallo spettacolo, sorveglia, ma non prende parte.
Secondo Thomas Paine ("Buonsenso" - 1776) lo stato doveva solo punire gli eccessi negativi commessi dall'uomo. Crede fermamente nelle capacità del libero mercato di rispondere alle richieste di felicità degli individui. "La società civile è prodotta dai nostri bisogni, e il governo dalla nostra malvagità".
Emmanuel Joseph Siéyès crede come Paine nel libero mercato, sostenendo una naturale propensione dell'uomo alla competizione pacifica, alla cooperazione, alla solidarietà.
Di opinione completamente opposta le idee di grandi pensatori dell'Ottocento:
G. W. Friedrich Hegel ("Filosofia del diritto - 1820) sostiene che lo Stato rappresenta il punto più alto dell'uomo. La società civile non è altro che una giungla, dove la competizione esalta gli aspetti peggiori dell'uomo. E' lo stato a limitare gli istinti biechi dell'uomo e a valorizzarne le virtù. La Prussia era per lui il riferimento concreto di uno stato forte e di una società civile limitata.
Alexis Tocqueville ("La democrazia in America" - 1840) espone una terza posizione, di grande attualità.
"Il tiranno maggiore - sostiene - può essere proprio lo stato democratico con troppa burocrazia e troppo controllo sulla società civile" - La legittimità guadagnata con l'elezione democratica rischia di divenire un pericoloso boomerang se il potere politico non viene controllato da una cittadinanza attiva e competente.

Lo spunto inziale per la lezione era il quesito: Cos'è lo stato?Le varie parti che "formano" uno Stato:
1 - Legislatura
2- Governo
3 - Burocrazia
4 - Amministrazione locale
5 - Magistratura
6 - Forze Armate
7 - Economia pubblica
8 - Scuole
9 - Stato Sociale
10 - Istituzioni culturali.... forse anche altro
Il rapporto del cittadino con questi elementi e il rapporto tra di loro, determina modelli differenti di stato.





martedì 10 aprile 2007

Il "lungo" Ottocento




Come appariva il mondo, dal punto di vista europeo, nel 1914?
Innanzitutto era un mondo di “Pace”. Per gli anziani della prima parte del ‘900 “pace” significava “prima del 1914”. Dalla resa di Napoleone le guerre erano state poche, lontane e senza conseguenze. C’era stata la guerra di Crimea (1854-1856)[1], la guerra civile americana (1861-1865), le guerre di espansione della Prussia e dell’Italia[2]. A questi scontri si aggiunsero i conflitti coloniali e le battaglie tra paesi imperialisti: nelle città europee gli echi di queste guerre giungevano quasi come racconti d’avventura, circondati da un’aurea di leggenda ed esotismo. Tutto cambiò nel 1914.
[1] La guerra di Crimea vide contrapporsi la Russia, interessata all’apertura sugli stretti controllati dalla Turchia, contro Francia e Gran Bretagna (a cui si unì anche il Piemonte Sabaudo). La Russia ebbe la peggio.
[2] Il Piemonte di Vittorio Emanuele II e Cavour combattè contro l’Austria1959. Riuscì a sottrarre la Lombardia grazie all’aiuto determinante della Francia di Napoleone III. La Prussia avviò un’espansione incontenibile nel 1866, scontrandosi con l’Austria e incorporando i ducati tedeschi indipendenti. Nel 1871 aggredì la Francia ottenendo una vittoria sorprendente in poche settimane. Il trattato che sancì il passaggio dell’Alsazia-Lorena alla Germania fu firmato a Versailles.

mercoledì 4 aprile 2007

SETTECENTO

Sulla base della "ricerca" fatta in classe, si invita a inserire il lavoro cliccando su COMMENTI.

ARCADIA - ioana e Ballerini
LUDOVICO MUTARORI - Giulivo e Giuliani
PIETRO METASTASIO - Giorgi
GIAMBATTISTA VICO - Favilli
GIUSEPPE PARINI - Bardelli
G. PARINI "IL GIORNO" - Capaccioli e Ristori
CARLO GOLDONI - Misiani
C. GOLDONI (vita) - Mari
C. GOLDONI (opere) - Cardonati
ILLUMINISMO - Pierazzoli e Cerchi
ILLUMINISMO A MILANO - Tassi
PIETRO VERRI e "il Caffé" - Sequi
CESARE BECCARIA, contro la pena di morte - Arrostiti
VITTORIO ALFIERI - Fornari
NEOCLASSICISMO - Grieco e Luddi